
Cibus Uxenti
Per due sere il tempo tonerà indietro tra le pietre del borgo antico di Ugento.
Il 1° e 2 agosto, vicoli, corti e strade si riempiranno delle voci, dei gesti e delle fatiche di un paese dei primi decenni del Novecento. È Cibus Uxenti, la rievocazione storica giunta all’ottava edizione, capace di trasformare il centro antico in un grande racconto collettivo.
Tra via della Luce, via Salentina e i vicoli circostanti prenderanno vita scene di quotidianità ormai affidate alla memoria: il ciabattino chino sul proprio banco, il fornaio, le tabacchine, le ricamatrici, il falegname che insegna il mestiere ai più giovani, le donne raccolte in preghiera, i braccianti in attesa di una giornata di lavoro, le famiglie impegnate nella preparazione delle conserve. Accanto a loro compariranno le figure che un tempo scandivano la vita civile, religiosa e sociale del paese.
Il racconto attraverserà un’epoca segnata da contrasti profondi: la miseria della povera gente e il lusso della borghesia, la fame e l’abbondanza, l’avarizia e la generosità, il canto popolare e il belcanto. Ogni scena nasce da una ricerca attenta e viene restituita con rispetto storico, ironia e una leggerezza mai superficiale, lasciando emergere soprattutto la forza dei legami e di una comunità abituata a condividere anche quel poco che possedeva. Il tono, pur rispettoso della verità storica, lascia spazio al folklore, all’ironia e a una leggerezza misurata.
Organizzato dalla Pro Loco di Ugento, Cibus Uxenti è il risultato di un imponente lavoro corale che coinvolge moltissime persone nella preparazione degli abiti, delle ambientazioni, delle rappresentazioni e dei piatti della tradizione contadina.
Da otto anni Sandra De Rose ne scrive le sceneggiature e ne cura la regia, intrecciando testimonianze, cronache e memoria popolare. A lei abbiamo rivolto alcune domande per entrare nel cuore dell’edizione 2026.
Quale filo narrativo caratterizzerà l’edizione 2026?
«Il sottotitolo scelto è “Ci camina llicca, ci sta a casa sicca”: chi si dà da fare e cerca nuove opportunità riesce a ottenere qualcosa, mentre chi resta fermo rischia di rimanere senza risorse. Il contesto è quello dell’Ugento degli anni Venti, quando le risorse erano pochissime, ma esistevano la condivisione, il mutuo aiuto e un forte senso di comunità. Nessuno veniva lasciato indietro. Ripercorrere oggi quelle atmosfere può aiutarci a ricordarlo».


